Il Progetto Refocus solleva l’attenzione sulla ‘rimessa a fuoco’ della realtà, in seguito agli effetti che il confinamento ha avuto sulle coordinate spazio-temporali del vivere quotidiano e su come questo abbia indirettamente trasformato la percezione della realtà stessa. Se la prima call aveva chiesto di indagare gli scenari urbani e psicologici in Italia durante i giorni del lockdown imposto dalle misure di contenimento, con la seconda selezione pubblica di 20 progetti fotografici è richiesto ad artisti/e, fotografi/e e operatori/trici visivi/e under 40 di confrontarsi con il periodo del post-lockdown, inteso nel senso più ampio di una condizione che, a partire dall’emergenza sanitaria, attraversa l’attualità per proiettarsi verso un futuro anche lontano

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Come ogni termine con analogo prefisso, anche post-lockdown si riferisce a una condizione di attesa - identificata nei media da non ben precisate fasi 2, 3 e a seguire -, caratterizzata dalla tensione tra la graduale ripresa delle attività sociali ed economiche e una convivenza con i disagi, le paure, i rischi che la persistenza del virus comporta tanto nel quotidiano quanto nel futuro più prossimo.
Se da un lato risulta comprensibile attribuire al ripopolarsi degli scenari urbani prima deserti l’evidenza di un “ritorno alla normalità” tanto atteso, dall’altro è proprio il concetto stesso di normalità a essere messo profondamente in discussione da più ambiti - filosofia, arte, politica, etc. - alla luce dell’esperienza vissuta e non ancora conclusa.
Con un minimo di prospettiva storica è forse possibile iniziare a interrogarsi sulle dinamiche, gli effetti, i propositi, le contraddizioni emersi con forza durante il periodo del lockdown. Nel presente, la condizione di incertezza chiama le persone e la società a una continua e inusuale riprogrammazione di attività e decisioni, in un’esperienza collettiva di tempo reale e di sostegno all’immediato assolutamente inusuale. Al contempo risulta però evidente la necessità di elaborare fin da subito nuove visioni e attivare politiche radicali per rispondere alle richieste di cambiamento, sostenibilità e solidarietà che non sono più derogabili.
In questo tempo dilatato, alle artiste e agli artisti è chiesto di confrontarsi con l’idea di crisi e di trasformazione, mettendo alla prova gli stessi linguaggi e pratiche dell’immagine nella testimonianza e documentazione della situazione in atto, sullo sfondo delle questioni fondamentali – tecnologiche, politiche, psicologiche, economiche – che nell’attualità prefigurano la società futura.

Come per la prima call Refocus, anche Refocus #2 mira a sostenere la produzione culturale e l’attività delle artiste e degli artisti, sottolineandone il ruolo fondamentale all’interno della società, soprattutto in uno scenario di crisi e trasformazione, anche attraverso la produzione di una mostra.

Inoltre gli scopi della call sono anche :

  • esplorare e incoraggiare l’evoluzione dei linguaggi e delle pratiche artistiche legate alla fotografia e all’immagine tecnologica;
  • incrementare le collezioni pubbliche mediante l’acquisizione, operata d’intesa con i singoli autori, di una parte delle opere prodotte, che entreranno a far parte delle collezioni del MUFOCO a conclusione di tutto il progetto;
  • documentare il periodo del post-lockdown e costituire un archivio visivo, legate alla memoria collettiva, di una fase storica probabilmente irripetibile, interrogandosi sulle trasformazioni in corso nella società e sugli scenari futuri.

Procedure e informazioni

La open call è aperta alle artiste e agli artisti, alle fotografe e ai fotografi, alle operatrici visive e agli operatori visivi maggiorenni e che non abbiano compiuto 40 anni alla data di scadenza del bando.

Chiarimenti o informazioni sul bando possono essere richiesti entro le ore 12 del 19 ottobre 2020 scrivendo all’indirizzo mail.

La domanda, compilata su modello dell’allegato A e completa dei documenti richiesto dal bando, deve essere inviata tramite e-mail all’indirizzo bandi@mufoco.org entro e non oltre le ore 12.00 (ora italiana) del 2 novembre 2020.
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